C’è stato un momento negli anni 90 in cui il calcio italiano aveva un epicentro diverso. C’erano la Juve, il Milan e l’ Inter, da sempre il simbolo del nostro calcio e poi le romane che spesso facevano da “sparring partner” e ogni anno una o più sorprese. C’era stato il Napoli di Maradona e poi qualche sprazzo di Fiorentina e Sampdoria ma negli anni 90 l’antagonista principale delle big era il Parma, non un Parma qualunque quello di Nevio Scala.
Parma è in quegli anni un oasi felice, ci sono tutti i presupposti per fare bene, qui si creano giocatori e si lanciano allenatori (Sacchi e Ancelotti su tutti) ma soprattutto c’è quella giusta stabilità economica necessaria per disputare un campionato tranquillo e magari togliersi qualche soddisfazione. L’ ambiente parmense è quello classico della provincia centro settentrionale italiana, campagna, fabbriche e quella cultura necessaria a renderla interessante dal punto di vista storico.
Poi arriva un uomo, Nevio Scala, allenatore abbastanza giovane ma che proviene dalla gavetta, uno che potrebbe fare bene e che ha la possibilità di lavorare in tranquillità e trovare un ambiente tranquillo. Ecco, lui non fa solo questo si supera creando una squadra tra le più frizzanti e divertenti d’ Europa composta da giocatori giovani emergenti ed altri esperti e già vincenti.
Scala arriva a Parma nel 1989-1990 in Serie B, nel primo anno raggiunge la promozione in Serie A, qui ha in rosa elementi di valore come Claudio Taffarel in porta due difensori come Apolloni e Minotti e tre centrocampisti di quantità come Zoratto, Cuoghi e Osio, arriva sesto e si piazza in Coppa Uefa. Al secondo anno aggiunge alla rosa Benarrivo e vince la coppa Italia. La stagione 1992-1993 vede i ducali accogliere il colombiano Tino Asprilla e in Europa riesce a vincere divertendo anche la coppa delle coppe. La quarta stagione di Scala alla guida dei ducali porta quest’ ultimi a vincere la Supercoppa europea, giunge in finale di coppa delle coppe e aumenta il valore tecnico della rosa, al partente Taffarel arriva Luca Bucci a cui si aggiungono gli arrivi di Nestore Sensini e soprattutto Gianfranco Zola. La vittoria più bella però arriva nella stagione 1994-1995 quando alza al cielo la coppa Uefa con elementi di spessore quali Fernando Couto e i centrocampisti Dino Baggio e Stefano Fiore. La stagione successiva, l’ultima di Scala, è avara di soddisfazioni ma pone le basi per un nuovo ciclo, alla già forte rosa si aggiungono anche il pallone d’oro Hristo Stoichkov e i futuri campioni del mondo ancora molto giovani cioè Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Simone Barone e Filippo Inzaghi.
Quel Parma vinceva e divertiva e soprattutto faceva bene al calcio italiano perché qui si poteva davvero trovare il giusto ambiente per un calciatore e per un allenatore. Se il Parma è entrato nella storia del calcio italiano è grazie a Nevio Scala e se quest’ultimo è diventato grande è grazie al Parma.
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