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Chi…mi spiega la Serie A? |06 – Se Allegri fa l’Allegri, De Bruyne può tornare De Bruyne?

Da quando Kevin De Bruyne è arrivato a Napoli, abbiamo visto molto poco del giocatore che avevamo imparato ad ammirare con la maglia del Manchester City e della nazionale belga. Tra difficoltà di ambientamento, incomprensioni tattiche e un lungo infortunio che ne ha inevitabilmente condizionato il percorso, il suo inserimento nel mondo azzurro non è mai davvero decollato. Non perché il belga abbia improvvisamente dimenticato come si gioca a calcio, naturalmente, ma perché il suo talento non ha ancora trovato le condizioni giuste per esprimersi con continuità.

Contro il Frosinone, nella vittoria per 3-0, qualcosa sembra finalmente essersi mosso: De Bruyne ha segnato una doppietta e soprattutto ha dato la sensazione di poter incidere sul gioco azzurro con quella naturalezza che per troppo tempo è mancata. I gol raccontano soltanto una parte della sua prestazione, perché nel mezzo ci sono state giocate, visioni e palloni che hanno restituito l’immagine di un calciatore capace di vedere linee di passaggio che altri devono ancora immaginare. La domanda, allora, non è soltanto se De Bruyne sia finalmente arrivato a Napoli, ma se Allegri abbia cominciato a trovare il modo di farlo rendere al meglio.

Il punto interessante è che la risposta potrebbe passare da una scelta apparentemente semplice: smettere di cercare per forza il posto ideale di De Bruyne e cominciare a costruirgli intorno una squadra che valorizzi le sue qualità. Allegri ha modificato l’assetto del Napoli, proponendo una difesa a tre e un centrocampo nel quale il belga ha affiancato Lobotka, con Neres, Lang e Højlund a comporre il reparto offensivo. Un 3-4-3, o 3-4-2-1 a seconda dei movimenti e delle fasi della partita, nel quale De Bruyne si è trovato più lontano dalla porta rispetto a un trequartista tradizionale, ma con una visuale più ampia e più possibilità di scegliere come e quando servire i compagni.

La differenza non sta soltanto nei metri che lo separano dall’area avversaria, ma nel modo in cui può leggere il campo: ricevere fronte alla porta, individuare subito la corsa di un attaccante e trasformare un possesso ancora innocuo in un’occasione pericolosa.

Può sembrare controintuitivo, perché quando si ha a disposizione un giocatore con la capacità di rifinire di De Bruyne viene spontaneo avvicinarlo il più possibile alla porta. Eppure, arretrare un calciatore può permettergli di vedere meglio ciò che succede davanti a lui, soprattutto se ha la possibilità di giocare con il corpo orientato verso la porta avversaria e non costantemente spalle alla manovra.

De Bruyne non è soltanto l’uomo dell’ultimo passaggio: è anche quello che può inventare il penultimo, accelerare una costruzione, cambiare lato con una giocata e riconoscere in anticipo il movimento di chi attacca lo spazio. Per farlo, però, ha bisogno di ricevere nelle condizioni giuste e di trovare davanti a sé compagni disposti a muoversi, allungare la squadra avversaria e trasformare le sue intuizioni in corse concrete. Contro il Frosinone, la presenza contemporanea di Neres, Lang e Højlund ha offerto proprio questo tipo di possibilità.

Il Napoli ha cercato, in sostanza, di mettere insieme due esigenze: dare a De Bruyne la libertà di organizzare il gioco e mantenere davanti a lui una minaccia costante in profondità. Quando il belga può ricevere e alzare la testa, gli attaccanti non devono aspettare che l’azione sia già arrivata negli ultimi venti metri per muoversi; devono cominciare a correre prima, perché il pallone può partire in qualsiasi momento. Non basta nemmeno schierare tre attaccanti sulla lavagna, se poi nessuno attacca gli spazi che il passaggio può aprire; il sistema di Allegri, almeno contro il Frosinone, ha dato al belga più linee di gioco e più destinatari possibili, senza chiedergli di risolvere ogni azione da solo.

Naturalmente, il 3-0 non basta per dichiarare risolto ogni problema: il Frosinone di Alvini è una squadra coraggiosa, abituata a pressare e ad accettare duelli anche in zone rischiose del campo, e proprio questa disponibilità a giocare in avanti ha lasciato al Napoli spazi che un avversario più prudente potrebbe concedere con maggiore difficoltà. Quando le linee avversarie si abbassano, il centro si intasa e gli attaccanti ricevono con meno campo da attaccare, il Napoli dovrà dimostrare di saper trovare soluzioni differenti. In quelle partite, De Bruyne potrebbe avere bisogno di avvicinarsi nuovamente alla trequarti, inserirsi tra le linee oppure alternare la posizione arretrata a movimenti più offensivi.

La vera sfida per Allegri sarà questa: non trasformare una soluzione efficace in un automatismo rigido, ma riuscire a mantenere il belga dentro la partita anche quando gli spazi saranno meno generosi. Il mister livornese non ha costruito la propria carriera imponendo sempre la stessa disposizione ai suoi giocatori: il suo lavoro passa anche dalla capacità di leggere le caratteristiche della rosa e trovare un equilibrio tra ciò che vorrebbe fare la squadra e ciò che la partita le permette di fare.

Mettere De Bruyne più indietro non significa necessariamente rinunciare alla sua creatività offensiva, così come scegliere una difesa a tre non significa automaticamente diventare una squadra più difensiva. Significa distribuire meglio compiti e responsabilità, dando a ciascuno una funzione che possa valorizzarne le qualità senza lasciare scoperti gli altri. Se il belga può dirigere il traffico davanti alla difesa, Lobotka deve garantirgli equilibrio e linee di appoggio, mentre gli esterni offensivi sono chiamati a dare profondità e imprevedibilità. È un compromesso, certo, ma nel calcio i compromessi non sono necessariamente una rinuncia: qualche volta sono proprio la condizione per far funzionare il talento.

E allora torniamo al titolo della settimana: se Allegri fa l’Allegri, De Bruyne può tornare De Bruyne? La partita contro il Frosinone suggerisce una risposta incoraggiante, ma non definitiva. Il belga ha trovato una posizione dalla quale può partecipare maggiormente alla costruzione e allo stesso tempo mettere in moto il reparto offensivo, mentre Allegri ha mostrato di essere disposto a modificare l’assetto per creare le condizioni giuste. Resta da capire se questa soluzione saprà funzionare anche contro squadre capaci di chiudere gli spazi, abbassare il ritmo e costringere il Napoli a inventare qualcosa senza poter contare su transizioni aperte e corse in profondità.

Adesso viene la parte più complicata: confermarsi, adattarsi agli avversari e dimostrare che non si è trattato soltanto della giornata giusta. Ma se Allegri riuscirà a dare continuità a questa intuizione, forse non avremo più bisogno di domandarci dove sia finito De Bruyne… ci basterà guardare il campo, aspettare che alzi la testa e vedere cosa succede dopo.

Credits: YT Serie A

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