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MILAN-BENFICA 0-2, il Benfica PUNISCE,il Milan CADE a SAN SIRO

Il debutto europeo del Milan di Rúben Amorim si chiude con una sconfitta che lascia più di una domanda. A San Siro il Benfica passa 2-0 grazie alle reti di Dodi Lukébakio al 16′ e Jakub Kamiński al 53′, portando a casa una partita nella quale il Milan ha avuto più possesso e ha prodotto più volume di gioco, ma non è riuscito a trasformarlo in occasioni realmente pericolose. I rossoneri hanno chiuso con il 60% del possesso, 17 tiri contro gli 11 del Benfica e dieci calci d’angolo contro uno, ma il risultato racconta soprattutto la maggiore concretezza della squadra portoghese.

La partita, nel complesso, può essere divisa abbastanza chiaramente nei due tempi. Nel primo il Milan ha provato a prendere il controllo attraverso il possesso, ma è riuscito a creare poco negli ultimi metri. Il Benfica, più attendista, ha invece trovato il vantaggio con Lukébakio e ha avuto anche altre situazioni pericolose, compreso un palo di Sudakov. I rossoneri sono andati quindi all’intervallo sotto di un gol, con la sensazione di avere il controllo territoriale ma non quello della partita. Nella ripresa il Milan ha aumentato ritmo e aggressività, anche grazie ai cambi, e ha avuto qualche occasione per riaprire la gara. Il raddoppio di Kamiński ha però interrotto quel momento e, nonostante la reazione finale, il Benfica è riuscito a difendere il risultato fino al termine.

Il problema principale del Milan è stato quindi il rapporto tra possesso e pericolosità. I numeri mostrano una squadra che ha avuto molto il pallone e che ha occupato con continuità la metà campo avversaria: 41 tocchi nell’area del Benfica contro i 17 degli ospiti. Ma questa presenza non si è trasformata in abbastanza occasioni pulite. Il Milan riusciva ad avanzare, ma una volta arrivato vicino all’area faticava a trovare l’ultima giocata, mentre il Benfica riusciva a difendersi e a ripartire sfruttando gli spazi.

È esattamente il problema individuato da Amorim nel post-partita. L’allenatore ha spiegato che il Milan tiene spesso il pallone, ma gli manca creatività vicino all’area e in alcuni momenti gioca troppo velocemente e senza la qualità necessaria. A questo si aggiunge un problema di profondità: soprattutto nel primo tempo, secondo il tecnico, nessuno attaccava lo spazio alle spalle della difesa del Benfica. Senza quel tipo di movimento, i trequartisti rimanevano troppo vicini tra loro e avevano meno possibilità di ricevere tra le linee e girarsi. Il possesso diventava così più prevedibile e il Benfica aveva meno difficoltà a chiudere gli spazi.

Un altro aspetto importante riguarda le palle perse. Il Milan vuole costruire attraverso il possesso, ma se la circolazione non porta a occasioni e il pallone viene perso in zone avanzate, la squadra rischia di essere scoperta. Amorim ha spiegato proprio questo: «I pericoli arrivano quando la perdiamo». Il problema, quindi, non riguarda soltanto la fase offensiva o quella difensiva prese singolarmente. Le due cose sono collegate: quando il Milan non riesce a creare, forza alcune giocate; quando le perde, concede al Benfica la possibilità di attaccare una squadra non ancora completamente sistemata.

Anche la fase difensiva ha mostrato delle difficoltà. I due gol sono arrivati da situazioni diverse ma con un elemento comune: il Benfica ha avuto troppo spazio nel momento decisivo. Sul primo Lukébakio ha potuto accentrarsi e calciare senza una pressione sufficiente; sul secondo Kamiński ha ricevuto il cross di El Karouani con troppo spazio nell’area piccola nonostante la difesa schierata. Amorim ha riconosciuto che sul primo gol il Milan era troppo schiacciato verso la propria porta e avrebbe dovuto difendere la situazione più lontano dall’area. Il tecnico ha parlato anche di una squadra ancora poco organizzata e di come il gol subito abbia aumentato il nervosismo.

In questo senso, anche la prestazione dei singoli offensivi spiega parte delle difficoltà. Gonçalo Ramos è rimasto troppo isolato e non ha avuto praticamente occasioni per calciare, mentre Hutchinson e Cissé non sono riusciti a dare abbastanza imprevedibilità alle sue spalle. Con Pulisic, Saelemaekers e Rabiot il Milan ha trovato maggiore vivacità, ma il miglioramento non è stato sufficiente a cambiare il risultato. Dall’altra parte, il Benfica ha trovato nei marcatori Lukébakio e Kamiński due giocatori capaci di sfruttare le occasioni e in Trubin un portiere decisivo nei momenti in cui il Milan è riuscito ad arrivare alla conclusione.

E proprio le scelte iniziali di Amorim sono diventate uno degli argomenti principali del post-partita. Il turnover è stato evidente, soprattutto considerando il rendimento avuto nella ripresa dai giocatori entrati dalla panchina. Amorim ha però spiegato che Rabiot aveva appena giocato 90 minuti contro la Lazio, Pulisic arrivava da un infortunio e Moreira non aveva svolto regolarmente gli allenamenti per due giorni a causa di un problema personale. Le scelte, quindi, erano legate anche alla gestione della rosa e non soltanto a una valutazione tecnica dei singoli.

L’allenatore, comunque, non ha cercato alibi. Ha riconosciuto che il Milan ha ancora molto da migliorare e che il problema non può essere risolto semplicemente cambiando modulo o qualche giocatore. Servono più profondità, più ampiezza, maggiore creatività negli ultimi metri e soprattutto più organizzazione quando il pallone viene perso. Amorim ha anche sottolineato che la squadra ha soltanto due mesi di lavoro insieme e che il processo richiede tempo, pur sapendo che in un club come il Milan il tempo non è mai infinito.

È proprio questo il punto centrale della serata di San Siro. Il Milan non è stato semplicemente sconfitto perché il Benfica ha avuto più pallone o perché ha creato un numero enorme di occasioni, ma è stato sconfitto perché i portoghesi sono riusciti a essere più efficaci nelle due aree: hanno difeso meglio quando il Milan arrivava negli ultimi metri e hanno sfruttato gli spazi concessi dai rossoneri quando hanno avuto l’opportunità di attaccarli.

Il Milan esce quindi dalla prima serata europea della stagione con una sconfitta e con diversi aspetti da sistemare. Amorim ha parlato di un processo ancora in costruzione e ha riconosciuto che c’è molto da migliorare, ma soprattutto ha individuato problemi concreti: poca creatività negli ultimi metri, poca profondità, disorganizzazione nei momenti senza palla e difficoltà a gestire la partita dopo essere andati in svantaggio. «Troveremo soluzioni», è stato il messaggio dell’allenatore.

Il 2-0 del Benfica, alla fine, non racconta una partita in cui il Milan sia stato dominato per novanta minuti. Racconta piuttosto che la squadra rossonera ha avuto più pallone ma non abbastanza idee per trasformarlo in occasioni, e un Benfica capace di aspettare, colpire e difendersi quando necessario. A San Siro la differenza l’hanno fatta gli episodi, ma anche la capacità di interpretarli. E questa, per il Milan di Amorim, è probabilmente la lezione più importante della prima notte europea, e vedremo se il messaggio sarà recepito dal gruppo già domenica sera contro il Lecce.

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