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Nazionale | Maldini rompe il silenzio: «Malagò non è stato ai patti». E su Guardiola: «Era vicino, scriveva già le formazioni»

Paolo Maldini rompe il silenzio sulla fine della sua breve esperienza nel nuovo corso della Nazionale italiana. In un’intervista concessa ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, l’ex capitano azzurro ha raccontato alcuni importanti retroscena sulla rottura con Giovanni Malagò e sulla ricerca del nuovo commissario tecnico.

Tra i nomi valutati c’erano Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Ma il retroscena più clamoroso riguarda Pep Guardiola, che secondo Maldini sarebbe stato molto vicino ad accettare la panchina dell’Italia.

La rottura con Malagò

Il punto centrale della vicenda riguarda la gestione della scelta del nuovo CT.

Secondo quanto raccontato da Maldini al Corriere della Sera, gli accordi iniziali prevedevano che lui e Leonardo individuassero l’allenatore, con Malagò chiamato ad avallare la decisione. Una situazione che, successivamente, sarebbe cambiata.

«Malagò non è stato ai patti», sostiene Maldini.

Una frattura che avrebbe portato lui e Leonardo alla decisione di lasciare il progetto.

Pirlo, De Rossi e Grosso

Per la panchina azzurra erano stati inizialmente valutati Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso.

Con De Rossi e Grosso già impegnati in Serie A, Pirlo era diventato il candidato principale. Successivamente emerse però la questione relativa ai rapporti commerciali dell’ex centrocampista con una società russa di scommesse.

Maldini ha spiegato al Corriere della Sera che lui e Leonardo inizialmente non ne erano a conoscenza, sostenendo però che non ci fossero impedimenti giuridici alla nomina. Secondo l’ex capitano azzurro, la vicenda sarebbe diventata un pretesto per escludere Pirlo.

Il tentativo Ancelotti e il retroscena Guardiola

Maldini e Leonardo provarono anche la strada Carlo Ancelotti, senza però riuscire a convincerlo a lasciare il Brasile.

Poi arrivò la possibilità più sorprendente: Pep Guardiola.

Maldini e Leonardo incontrarono personalmente il tecnico e, secondo quanto raccontato nell’intervista al Corriere della Sera, la possibilità di vederlo sulla panchina dell’Italia fu concreta.

«Era vicino», racconta Maldini, aggiungendo un particolare significativo: «Scriveva già le formazioni».

Guardiola decise poi di non accettare. Maldini ha inoltre escluso che il mancato accordo fosse dovuto alle cifre elevate circolate in quei giorni.

Il progetto di Maldini e Leonardo

Il progetto non avrebbe riguardato soltanto la scelta del commissario tecnico.

L’intenzione era quella di lavorare sul calcio italiano con una prospettiva di lungo periodo, intervenendo anche sulla formazione e sulla crescita dei giovani e cercando di riportare maggiore attenzione sulla qualità tecnica individuale.

La rottura con Malagò ha però fermato tutto prima che il progetto potesse realmente partire.

Maldini ha inoltre respinto l’idea di essere rimasto legato all’incarico a tutti i costi, ribadendo nell’intervista di non essere «attaccato alla poltrona».

Le dichiarazioni e i retroscena di Paolo Maldini riportati nell’articolo sono tratti dall’intervista concessa ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera.

La nostra riflessione

Al di là delle responsabilità e di chi abbia torto o ragione, resta un dato difficile da ignorare: il calcio italiano ha perso un’altra occasione per ripartire da zero con un progetto nuovo e totalmente diverso.

Dopo anni complicati e troppe occasioni mancate, c’era la possibilità di provare qualcosa di nuovo, affidando a Maldini e Leonardo un progetto a lungo termine e soprattutto la possibilità di costruirlo secondo le loro idee.

Avrebbe funzionato? Non possiamo saperlo. Ma sarebbe stato giusto almeno avere la possibilità di scoprirlo.

Invece quel progetto è finito ancora prima di cominciare. Ed è questo, più di qualsiasi discussione su nomi, ruoli e responsabilità, a lasciare l’amaro in bocca.

Adesso il presente si chiama Roberto Mancini e Claudio Ranieri. A loro e a tutto lo staff va il nostro più sincero in bocca al lupo per il lavoro che li aspetta e per il futuro della nostra Nazionale.

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