Il mondo del tennis si ritrova davanti a un nuovo caso antidoping e questa volta il protagonista è Nick Kyrgios. Proprio uno dei giocatori che negli ultimi due anni aveva utilizzato i toni più duri nei confronti di Jannik Sinner e della gestione del suo caso Clostebol.
L’International Tennis Integrity Agency (ITIA) ha annunciato ufficialmente la sospensione provvisoria dell’australiano nell’ambito del Tennis Anti-Doping Programme.
Kyrgios aveva fornito un campione il 22 giugno 2026, durante il torneo ATP 250 di Maiorca. Il 17 luglio, secondo quanto comunicato dall’ITIA, un laboratorio accreditato dalla WADA ha confermato la presenza di benzoilecgonina, metabolita della cocaina.
La cocaina è classificata dalla WADA come stimolante e sostanza d’abuso ed è vietata in competizione. Per la natura della sostanza, la sospensione provvisoria è obbligatoria ed è in vigore per Kyrgios dal 4 agosto 2026. L’australiano aveva la possibilità di presentare ricorso contro il provvedimento, ma l’ITIA precisa che, al momento del comunicato, non lo aveva fatto.
Kyrgios ha anche ammesso pubblicamente quanto accaduto. In un messaggio pubblicato sui social ha dichiarato di essere risultato positivo alla cocaina a Maiorca, definendo quanto successo un «enorme errore» e assumendosene la piena responsabilità. Ha inoltre chiesto scusa ai tifosi, alla propria famiglia, agli sponsor e ai ragazzi che lo seguono.
Ed è qui che diventa inevitabile ricordare le parole utilizzate dallo stesso Kyrgios contro Sinner.
Quando nell’agosto 2024 diventò pubblico il caso Clostebol dell’italiano, l’australiano fu durissimo. Commentando la vicenda scrisse che, indipendentemente dal fatto che l’assunzione fosse stata accidentale o volontaria, dopo due test positivi Sinner avrebbe dovuto essere squalificato per due anni.
Kyrgios non si fermò lì. Nel dicembre dello stesso anno tornò sull’argomento, definendo i casi antidoping che avevano coinvolto Sinner e Iga Swiatek «disgustosi per il nostro sport» e sostenendo che l’integrità del tennis fosse in una situazione pessima.
Quando poi, nel febbraio 2025, venne annunciato l’accordo tra Sinner e WADA per una sospensione di tre mesi, Kyrgios parlò di un «giorno triste per il tennis».
Parole pesantissime che oggi inevitabilmente tornano d’attualità.
Va però fatta una distinzione fondamentale tra i due casi. Nel procedimento riguardante Sinner, il tribunale indipendente aveva accettato la ricostruzione della contaminazione involontaria. Successivamente la stessa WADA, nell’accordo raggiunto nel 2025, dichiarò di accettare che Sinner non avesse avuto intenzione di barare, che l’esposizione al Clostebol non gli avesse fornito alcun beneficio prestazionale e che fosse avvenuta a sua insaputa, pur ritenendolo responsabile per la negligenza del proprio entourage.
Su Kyrgios, invece, oggi possiamo riportare esclusivamente ciò che è stato accertato e comunicato: un campione raccolto in competizione risultato positivo a un metabolita della cocaina e una sospensione provvisoria, oltre all’ammissione dello stesso giocatore. La sanzione definitiva non è stata ancora stabilita e sarebbe quindi scorretto anticiparla.
Ma sul piano delle dichiarazioni pubbliche il contrasto resta evidente.
Per molto tempo Kyrgios ha chiesto severità, ha attaccato la gestione del caso Sinner e ha messo in discussione l’integrità del sistema antidoping del tennis. Adesso è lui a essere sospeso provvisoriamente nell’ambito di quello stesso sistema.
Non serve aggiungere accuse o inventare paragoni tra casi differenti: bastano le sue parole di ieri e i fatti ufficiali di oggi.
E per Nick Kyrgios, dopo tutto quello che aveva detto, il boomerang mediatico è pesantissimo.
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