7 Febbraio 1999: a seguito della debacle interna contro il Parma (2-4) , Marcello Lippi si dimette con effetto immediato da allenatore della Juventus, nel congedarsi il tecnico viareggino ammette tante responsabilità, ad onore del vero, non tutte sue, lasciando così in maniera signorile la panchina bianconera. Il fulcro della crisi stava, secondo Lippi ma anche secondo tutti, nell’impossibilità di gestire un ambiente logorato da anni di gioie in termini di trofei ma anche di forti tensioni interne tra i senatori, a suggellare questo momento di forte crisi ci fu anche la rottura al legamento crociato anteriore di Alessandro Del Piero, leader e trascinatore indiscusso sia in campo che fuori, avvenuta ad Udine nel novembre precedente.
A causa dell’inattese quanto insperate dimissioni di Lippi, la dirigenza bianconera chiamò in fretta e furia Carlo Ancelotti, allenatore molto giovane ed ex giocatore di Milan e Roma, fortemente legato al calcio di Arrigo Sacchi e mal sopportato dai tifosi della Juventus proprio per i suoi trascorsi e non aver mai speso parole dolci o atteggiamenti di stima per e verso la Juventus nel corso della sua carriera, anzi.
Dal canto suo la tifoseria bianconera palesò il suo pensiero in merito al tecnico di Reggiolo, in uno striscione appeso a Piacenza “un maiale non può allenare”, frase che sintetizza la scintilla mai scattata tra mister ed ambiente.
Nonostante mille difficoltà, porta la squadra al quinto posto e centra la qualificazione alla coppa intertoto che poi vincerà, alla cui vittoria farà però da eco l’uscita in semifinale di Champions contro il Manchester United, la vittoria della Coppa Italia e l’ingresso in Coppa Uefa, risultato dalla sconfitta nello spareggio per la qualificazione in Champions contro la scintillante Udinese.
La stagione successiva si apre con una sorta di rivoluzione, via Peruzzi in direzione Inter, Di Livio a Firenze e Deschamps a Londra sponda Chelsea ma soprattutto Henry all’ Arsenal che era arrivato lungo il Po solo a Gennaio 1999, questa ultima decisione è dovuta anche alla volontà di Ancelotti che non si oppose alla sua cessione visto che il francese aveva chiesto di andarsene da Torino poiché lo stesso mister preferiva schierarlo da esterno o addirittura da terzino perché non lo considerava un vero centravanti. Henry il centravanti lo sapeva fare eccome basti vedere la sua carriera, soprattutto ai Gunners, si trattò di un abbaglio vero e proprio sia di Moggi che di Ancelotti.
La stagione 99-2000 sembra procedere per il meglio, e il tricolore pare già cucito sulle maglie della Vecchia Signora, a otto giornate dal termine il vantaggio di 9 punti sulla Lazio è consistente ma la Juventus sembra non avere le forze per la volata finale, Van Der Sar sembra un Portiere da squadra di metà classifica e davanti l’assenza di Del Piero sembra essere troppo determinante, alla fine, all’ultima giornata alla Juventus basta comunque un punto per il tricolore ed è di scena al “Curi” di Perugiama complice un diluvio clamoroso e una serie di decisioni poco ortodosse ed ancora strane da parte di Collina, dopo più di un’ ora di intervallo si riparte e il Perugia vince 1-0. Scudetto alla Lazio dopo 26 anni e delusione cocente da parte della Juventus.
Anno nuovo, vita vecchia. Nonostante l’arrivo di Trezeguet e i soliti troppi errori ed un campionato ancora una volta “in tasca” a poche giornate dal termine a trionfare a questo giro è la fortissima Roma di Capello che dopo 18 anni rivede il tricolore. Anche qui nuove polemiche per la legge sul terzo straniero introdotta a poche ore dal match contro la Roma, ma la verità è sempre la stessa, Ancelotti non riesce ad imporsi ed è troppo legato al suo 4-4-2 che non si adattava ai suoi giocatori.
In due anni conquista 144 punti ma non vince nulla, e questo a Torino, per l’epoca era inaccettabile.
La triade mette Ancelotti alla porta e richiama Lippi, con cui nel 2002 tornerà a vincere lo scudetto.
Di questo amore mai scocciato anche Ancelotti parlerà in futuro descrivendo Torino come una città a lui distante e l’ambiente Juve troppo diverso dal suo modo di essere.
Sicuramente Ancelotti è tra i primi allenatori al mondo in ambito di trofei e coppe vinte ma probabilmente la Juventus non era la scarpa adatta al suo piede.
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