Il Como che ha vinto ieri sera al Maradona è stato, per certi versi, due squadre diverse ed entrambe avevano la firma di Cesc Fabregas. Nel primo tempo c’era il Como che abbiamo imparato a conoscere: coraggioso, aggressivo, capace di palleggiare anche contro un avversario come il Napoli senza nascondersi. Nella ripresa, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, ne abbiamo visto un altro: più basso, più prudente, disposto a lasciare il pallone agli avversari e ad accettare una partita che non aveva mai voluto giocare finora. Il risultato è stato lo stesso, ma il modo per arrivarci è cambiato completamente. Ed è proprio qui che, secondo me, c’è qualcosa da spiegare.
Perché il Como al Maradona non è entrato in campo per aspettare il Napoli, ha provato a prenderlo: il 4-2-3-1 di Fabregas ha iniziato la partita cercando di occupare la metà campo del Napoli e di togliere agli azzurri la possibilità di costruire con tranquillità. Il pallone girava spesso tra i piedi dei giocatori lariani, ma non era un possesso fine a sé stesso: serviva a spostare il Napoli, a trovare Diao nell’uno contro uno, Baturina tra le linee, Douvikas alle spalle della difesa. Dopo appena un quarto d’ora il Como aveva già preso il controllo della partita e al 17′ è arrivato il vantaggio del 20 croato, nato proprio da una delle situazioni nelle quali il Napoli è stato costretto a difendere troppo vicino alla propria area: Il 66% di possesso palla fotografa bene la personalità con cui i lariani hanno affrontato il Maradona.
Il pareggio di Højlund avrebbe potuto cambiare qualcosa, soprattutto perché arriva nel momento in cui il Napoli comincia a trovare qualche spazio in più. Invece il Como non si è scomposto e quattro minuti dopo torna avanti con Douvikas, bravo ad approfittare dell’errore di Anguissa in costruzione. È un dettaglio che dice molto della partita: il Como non aveva soltanto il coraggio di palleggiare, aveva anche la ferocia di andare a prendere gli errori quando il Napoli glieli concedeva. E così, quando si va all’intervallo sul 2-1, c’è la netta sensazione che la squadra lariana pensi sinceramente di poter decidere lei come giocare.
Poi però Allegri cambia la partita: De Bruyne, Spinazzola e Alisson Santos entrano nella ripresa, più avanti arriveranno anche Neres e Lucca, e il Napoli comincia a mettere in campo una qualità diversa. Non è più il Napoli che nel primo tempo faticava a uscire dalla pressione: è una squadra che porta giocatori più freschi e più forti negli ultimi trenta metri, che riesce a schiacciare il Como e che comincia a costringere Fabregas a fare una cosa che probabilmente gli piace molto meno del palleggiare nella metà campo avversaria: difendersi.
Ed è qui che arriva la parte più interessante della serata: Fabregas non si intestardisce ma legge perfettamente il momento. Capisce che il Napoli ha cambiato uomini e che continuare a giocare a viso aperto avrebbe potuto trasformare una grande prestazione in una grande occasione sprecata. Così il Como si abbassa, accetta di difendere più vicino alla propria area e lascia al Napoli il pallone. È una scelta che il tecnico spiegherà poi con una frase che vale quasi più della vittoria stessa: “Non possiamo sempre giocare noi.”
Mi piace molto questa frase perché racconta una maturazione. E perché, diciamolo, nel calcio di oggi non è così scontata: ci sono allenatori che hanno un’idea talmente forte del proprio calcio da rischiare di diventare prigionieri della propria idea. Se la partita va in una direzione diversa, la risposta è spesso la stessa: cambiare un giocatore, cambiare un interprete, ma non cambiare davvero il modo di stare in campo. Fabregas ieri ha fatto il contrario. Non ha rinnegato il suo calcio ma lo ha messo da parte per qualche minuto perché aveva capito che, in quel momento, la partita chiedeva altro.
Il Como non ha dovuto diventare improvvisamente una squadra diversa per farlo ma ha semplicemente imparato a soffrire: si è messo basso, ha lasciato che il Napoli facesse la partita. Non è una cosa che entusiasma un allenatore come Fabregas, e lui stesso lo ha ammesso: non gli piace stare in blocco basso. Ma ha anche capito che il calcio ad alto livello non può essere una gara a chi riesce a imporre la propria idea per novanta minuti. Ci saranno partite nelle quali sei più forte e altre nelle quali devi accettare che lo sia l’avversario. E il passaggio successivo, per un allenatore, è capire cosa fare in quei momenti.
Proprio questo mi ha colpito più della vittoria in sé: Fabregas non ha dimostrato di essere diventato un allenatore diverso, ha dimostrato di essere diventato un allenatore più completo. La sua crescita non passa dall’abbandonare l’idea di calcio che ha costruito a Como, ma dalla capacità di capire quando quella stessa idea deve lasciare spazio a qualcosa di diverso. È un passaggio importante soprattutto per una squadra giovane, che lui stesso ha definito un gruppo da formare e non semplicemente da guidare verso la vittoria. Il Como ha un’età media molto più bassa del Napoli e sta cercando di crescere rapidamente: imparare a vincere anche partite nelle quali non può comandare per novanta minuti è probabilmente uno dei passaggi più importanti di questo percorso.
Forse è proprio questa la metamorfosi di Fabregas: non il passaggio da un calcio offensivo a uno difensivo, perché sarebbe una lettura troppo semplice, è il passaggio dall’idea che la propria identità debba sempre essere riconoscibile nello stesso modo alla consapevolezza che, qualche volta, per restare fedeli a sé stessi bisogna avere il coraggio di fare qualcosa di diverso. A Napoli il Como ha giocato il primo tempo come voleva Fabregas, il secondo, per buona parte, come chiedeva la partita.
Il vero punto focale è che alla fine ha portato a casa entrambe le cose più difficili: la propria identità e i tre punti.
Forse è questo che distingue un allenatore con un’idea da un allenatore che sa davvero allenare.
E forse, per una volta, la Serie A una spiegazione ce l’ha data da sola.
🔒 Naviga senza limiti con NordVPN
Proteggi la tua privacy online, metti al sicuro i tuoi dati e naviga con maggiore sicurezza grazie a NordVPN.
SCOPRI NORDVPNUtilizzando il nostro link affiliato supporterai gratuitamente il lavoro di LoruxTV. Il prezzo per te rimane invariato.