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Calcio – Schuurs, un gol Perr tornare alla normalità

Guardando Perr Schuurs correre verso i compagni dopo quel gol, con il volto attraversato contemporaneamente dal sorriso e dalle lacrime, era difficile pensare che stesse semplicemente festeggiando una rete segnata in una partita di campionato.

C’era qualcosa di diverso in quella esultanza, qualcosa che sembrava arrivare da molto più lontano rispetto a quel campo di Nijmegen e a quel pallone appena finito alle spalle del portiere dello Zwolle. Era la reazione di chi, dopo aver passato quasi tre anni a chiedersi se sarebbe mai riuscito a tornare davvero, aveva finalmente trovato una risposta nel modo più semplice che il calcio conosca: con un gol. Dopo 1.043 giorni dall’ultima partita ufficiale, Perr Schuurs era di nuovo lì, con una maglia addosso, dentro una partita vera, a fare esattamente ciò che aveva fatto per tutta la vita prima che il suo ginocchio decidesse di cambiare improvvisamente il corso della sua carriera.

È difficile, per chi osserva il calcio da fuori, comprendere fino in fondo cosa possa rappresentare tutto quel tempo per un calciatore di 26 anni. Non sono soltanto quasi tre stagioni trascorse senza scendere in campo, ma una porzione enorme della vita professionale di un ragazzo che proprio in quel periodo avrebbe dovuto consolidarsi, crescere, giocare le partite più importanti e capire quale sarebbe stato il limite delle proprie possibilità.

Quando Schuurs arrivò al Torino nell’estate del 2022, a soli 22 anni, sembrava infatti che la sua carriera stesse prendendo la direzione giusta. Proveniva dall’Ajax, aveva già maturato esperienza in un ambiente importante e arrivava in granata con il compito tutt’altro che semplice di raccogliere l’eredità di Gleison Bremer, appena passato alla Juventus. Il paragone avrebbe potuto pesare, ma Perr riuscì rapidamente a trasformarlo in un’occasione, conquistando spazio nella squadra di Ivan Juric e diventando in poco tempo uno dei giocatori più interessanti della rosa.

La sua crescita fu evidente partita dopo partita, perché Schuurs non era soltanto il centrale fisicamente forte che ci si poteva aspettare da un giocatore della sua struttura, ma anche un difensore dotato di personalità, di una buona tecnica e soprattutto della capacità di interpretare il ruolo in maniera moderna, partecipando alla costruzione e assumendosi responsabilità anche quando la palla passava dai suoi piedi. Il Toro aveva trovato un giocatore sul quale costruire il futuro e Perr sembrava aver trovato il posto dal quale spiccare il volo.

Non è un caso che nell’estate del 2023 il suo nome fosse finito al centro del mercato: l’Inter aveva individuato in lui uno dei possibili rinforzi per la propria difesa e lo stesso Schuurs ha raccontato di aver raggiunto un accordo con il club nerazzurro, senza che però si trovasse quello tra le società. Anche dalla Premier League erano arrivati interessamenti, ma nessuna delle possibilità si trasformò in un trasferimento. Perr rimase a Torino, apparentemente soltanto in attesa della prossima occasione, perché a quell’età e dopo quella stagione sembrava ragionevole pensare che le grandi opportunità non avrebbero tardato a ripresentarsi.

Poi arrivò il 21 ottobre 2023, e durante Torino-Inter il ginocchio sinistro cedette e gli esami confermarono la lesione del legamento crociato anteriore. Un infortunio grave, ma che nel calcio moderno è diventato quasi un percorso conosciuto: operazione, riabilitazione, mesi di lavoro e poi il ritorno in campo. Anche per Schuurs l’orizzonte iniziale era quello, con la previsione di poter tornare a giocare dopo otto o nove mesi, abbastanza a lungo da essere costretto a saltare una parte importante della stagione ma non abbastanza da mettere in discussione il suo futuro.

Il problema è che il corpo non seguì quel programma: il recupero si complicò, il dolore al ginocchio non scomparve come avrebbe dovuto e quello che inizialmente sembrava essere un lungo intervallo nella carriera di un giovane difensore cominciò a trasformarsi in qualcosa di molto più serio. Arrivarono altri problemi, altri esami, altri consulti e infine un nuovo intervento nell’estate del 2024, mentre i mesi continuavano a scorrere senza che Schuurs potesse tornare a fare ciò che per un calciatore dovrebbe rappresentare la normalità.

È probabilmente questo uno degli aspetti più difficili da raccontare quando si parla di un infortunio così lungo, perché dietro la parola “recupero” si rischia di immaginare soltanto il lavoro fisico, le sedute di fisioterapia e la palestra, mentre per chi lo vive significa anche vedere passare il tempo senza poter fare quello per cui ha costruito la propria vita.

Con il passare dei mesi, inevitabilmente, il problema è diventato anche qualcosa di più del ginocchio; Schuurs ha raccontato quanto siano stati duri quegli anni dal punto di vista psicologico, parlando apertamente di una sofferenza che ha finito per accompagnare quella fisica e spiegando quanto sia stato difficile convivere con l’incertezza, con le ricadute e con la sensazione di non riuscire a vedere la fine del percorso. È una parte della sua storia che rende ancora più difficile considerare il ritorno di ieri come una semplice notizia sportiva, perché dietro quel ragazzo che finalmente esulta per un gol c’è qualcuno che ha dovuto affrontare una battaglia molto più lunga e complicata di quella che potevamo vedere dalle tribune.

Dopo aver deciso, nel febbraio scorso, di risolvere consensualmente il contratto con il Torino, Schuurs ha scelto di tornare in Olanda e di ripartire dal NEC, probabilmente con la consapevolezza che a questo punto della sua storia non avrebbe avuto senso stabilire a priori dove sarebbe dovuto arrivare. Il primo obiettivo era molto più semplice: tornare. Tornare a sentire il campo sotto i piedi, tornare a confrontarsi con gli avversari, tornare a vivere quelle sensazioni che per un professionista diventano talmente abituali da sembrare quasi scontate finché non vengono improvvisamente portate via.

Ieri sera, quando è entrato in campo contro lo Zwolle, Schuurs aveva già ottenuto una piccola vittoria ancora prima di segnare: dopo 1.043 giorni era nuovamente dentro una partita ufficiale, e questo da solo avrebbe potuto rappresentare il momento più importante della serata.

Poi, però, è arrivato quel calcio d’angolo, il pallone che ha trovato la sua testa e la rete che ha trasformato il suo ritorno in una di quelle immagini che rimangono. Non tanto per il gesto tecnico, che pure ha il suo valore, quanto per ciò che è successo subito dopo, perché l’esultanza di Perr sembrava contenere tutta la frustrazione accumulata negli ultimi anni e, insieme, la gioia quasi incredula di chi si è finalmente accorto di essere tornato davvero.

Detto questo, non possiamo sapere se Schuurs possa davvero tornare quello di prima, ma quello che possiamo augurargli è di poter vivere un allenamento senza chiedersi come reagirà il ginocchio il giorno dopo, di poter entrare in campo pensando soltanto alla partita e non a tutto quello che potrebbe andare storto. Possiamo augurargli di tornare a vivere il calcio per quello che è stato fin da bambino e non come una continua verifica delle condizioni del proprio corpo, perché dopo quasi tre anni trascorsi a inseguire il momento del rientro sarebbe bello che Perr potesse finalmente smettere di pensare al ritorno e iniziare semplicemente a godersi il fatto di essere tornato.

Se poi, strada facendo, tornerà anche ad essere quel buon giocatore che avevamo conosciuto con la maglia del Torino, quello capace di attirare l’attenzione dell’Inter e di far pensare a un futuro importante, saremo tutti contenti. Ma forse quella è una richiesta che può aspettare, perché ieri sera Schuurs ha già fatto qualcosa che, dopo tutto quello che è successo, vale molto più di una prestazione convincente o di un gol segnato all’esordio: ha ritrovato un pezzo della propria normalità, quella che per quasi tre anni gli è stata negata e che ieri, per la prima volta, è tornata ad avere la forma di un pallone, di una rete e di un’esultanza che sapeva soprattutto di liberazione.

Un gol, insomma, Perr tornare alla normalità. E magari anche per ricordarsi che, prima ancora di tornare ad essere il calciatore che era, Perr Schuurs può finalmente tornare ad essere semplicemente un ragazzo felice di giocare a calcio.

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