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Calcio | Torino, altro schiaffo: il Sassuolo vince 2-1. E meno male che doveva essere “la stagione migliore di sempre”

Due partite, due sconfitte e zero punti. Il Torino cade anche contro il Sassuolo, battuto 2-1 al Mapei Stadium, e dopo appena due giornate l’inizio di campionato assume già contorni decisamente preoccupanti.

Dopo il 2-1 subito contro il Milan all’esordio, arriva un’altra sconfitta. Ma fermarsi esclusivamente al risultato sarebbe persino riduttivo, perché a preoccupare è soprattutto quello che il Torino sta mostrando sul campo.

Un Torino senza idee e senza identità

Contro il Sassuolo si è visto un Torino tremendamente in difficoltà praticamente in tutti i reparti.

L’attacco è quasi inesistente, incapace di creare con continuità e di dare realmente peso alla manovra offensiva. Il centrocampo fatica a costruire gioco, non riesce a prendere in mano la partita e troppo spesso non garantisce nemmeno il necessario equilibrio alla squadra.

E poi c’è la difesa. Una retroguardia che continua a mostrare fragilità, disattenzioni e una facilità preoccupante nel concedere occasioni agli avversari.

Il risultato è un Torino senza idee, senza equilibrio e ancora alla ricerca di una vera identità di gioco. Una squadra che troppo spesso sembra affidarsi alle iniziative individuali anziché a una manovra costruita e riconoscibile.

Dopo due giornate è certamente presto per emettere sentenze, ma quanto visto finora non può essere sufficiente per una squadra che durante l’estate aveva annunciato ambizioni ben diverse.

Abate deve trovare delle soluzioni, ma il problema non nasce oggi

Anche Ignazio Abate deve inevitabilmente interrogarsi su quanto visto nelle prime due giornate.

Non avrebbe senso metterlo già sul banco degli imputati dopo appena 180 minuti di campionato. Il tecnico è arrivato con le proprie idee e ha bisogno di tempo per trasmetterle alla squadra, soprattutto considerando una rosa che appare ancora incompleta.

Questo, però, non significa che quanto visto contro il Sassuolo possa essere accettato senza critiche.

Abate deve trovare rapidamente delle soluzioni, perché anche con tutti gli alibi del caso è lecito aspettarsi un Torino più organizzato, aggressivo e riconoscibile rispetto a quello visto finora.

La prestazione di Reggio Emilia resta insufficiente e alcune risposte dovranno arrivare anche dall’allenatore. Ma sarebbe fin troppo semplice scaricare tutto sulle sue spalle.

Perché il problema, inevitabilmente, porta anche più in alto.

Petrachi, il campionato è già cominciato

Ed eccoci a Gianluca Petrachi.

Il mercato può anche essere ancora aperto, ma il campionato nel frattempo è iniziato. Anzi, sono già state disputate due giornate.

E il Torino continua a dare l’impressione di essere una squadra ancora da completare.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: quanto tempo serve ancora?

Petrachi è tornato al Torino per costruire un nuovo progetto tecnico, dare una direzione alla squadra e consegnare ad Abate una rosa competitiva.

Oggi, però, guardando il campo, è difficile sostenere che quel lavoro sia stato completato.

Mancano certezze, manca equilibrio e soprattutto manca la sensazione di vedere una squadra costruita seguendo un progetto tecnico già definito.

Il mercato chiuderà e potranno ancora arrivare giocatori. Ma presentarsi all’inizio del campionato in queste condizioni rappresenta già di per sé un problema di programmazione.

L’inizio della Serie A non è arrivato all’improvviso. La data era conosciuta da mesi.

E intanto Njie va alla Fiorentina

Come se non bastasse, mentre il Torino avrebbe bisogno di aggiungere qualità alla propria rosa, Alieu Njie è ormai destinato alla Fiorentina.

La cessione può rappresentare un’operazione economicamente importante per il club. Ma il punto, ancora una volta, non è soltanto economico.

È soprattutto sportivo.

Questo Torino può davvero permettersi di privarsi di Njie proprio adesso?

Stiamo parlando di una squadra che ha raccolto zero punti nelle prime due giornate, che offensivamente fatica tremendamente e che deve ancora essere completata. E proprio in questo momento viene ceduto uno dei giovani sui quali il Torino avrebbe potuto continuare a lavorare e costruire.

Si può discutere della cifra, della convenienza economica e dell’eventuale plusvalenza.

Ma poi bisogna parlare anche di calcio.

Perché costruire un patrimonio tecnico significa individuare giocatori sui quali lavorare per più stagioni, farli crescere e renderli parte di un progetto.

Se invece quando un giovane acquista valore la prima conseguenza è la cessione, allora diventa legittimo domandarsi quale sia realmente il progetto tecnico del Torino.

Cairo e quella promessa estiva che oggi pesa ancora di più

E inevitabilmente si arriva a Urbano Cairo.

Perché questa estate il presidente aveva alzato personalmente l’asticella.

Il 6 agosto, durante il Memorial Mamma e Papà Cairo, aveva dichiarato:

«Voglio fare la mia migliore stagione. Voglio fare benissimo, voglio che questa sia la stagione migliore da quando sono presidente.»

Parole importanti. Molto importanti.

Soprattutto considerando che Cairo è alla guida del Torino dal 2 settembre 2005.

Nessuno può giudicare un’intera stagione dopo appena due giornate. Sarebbe assurdo.

Ma si può certamente giudicare come il Torino si è presentato all’inizio della stagione che il suo stesso presidente aveva indicato come quella che avrebbe voluto rendere la migliore della propria gestione.

E per il momento la fotografia è impietosa.

Due partite. Due sconfitte. Zero punti.

Una squadra ancora incompleta. Un attacco quasi inesistente, un centrocampo in enorme difficoltà, una difesa che continua a concedere troppo e un Torino che sul campo appare ancora senza idee e senza una vera identità.

Nel frattempo Njie è destinato alla Fiorentina e Petrachi continua a dover completare una rosa quando il campionato è già iniziato.

Oltre vent’anni, e sembra sempre la stessa storia

Ed è forse questo l’aspetto che fa più rabbia.

Perché non stiamo parlando di una proprietà appena arrivata, alla quale concedere il tempo necessario per conoscere l’ambiente, costruire una struttura e impostare un progetto.

Sono passati quasi ventuno anni da quel 2 settembre 2005, quando Urbano Cairo acquistò il Torino.

Eppure, stagione dopo stagione, la sensazione è troppo spesso quella di ritrovarsi davanti allo stesso copione: una squadra da completare, un mercato che arriva agli ultimi giorni con ancora delle caselle da riempire, giocatori ceduti e la necessità di ricominciare continuamente a costruire.

Cambiano gli allenatori. Cambiano i direttori sportivi. Cambiano i calciatori.

Ma alla fine il presidente è sempre lo stesso.

Ed è proprio per questo che dopo oltre vent’anni diventa sempre più difficile accettare che si possa parlare ancora di tempo, pazienza o di un progetto che deve prendere forma.

Di tempo ne è passato abbastanza.

Il problema è quella sensazione di eterno punto di ripartenza: ogni estate dovrebbe essere quella della svolta, ogni nuovo allenatore dovrebbe aprire un ciclo, ogni mercato dovrebbe finalmente consegnare una squadra completa.

Poi arriva il campionato e ci si ritrova nuovamente a parlare di ciò che manca.

Ed è qui che le parole pronunciate da Cairo questa estate sulla volontà di vivere «la stagione migliore da quando sono presidente» diventano quasi un boomerang.

Dopo oltre vent’anni non serviva annunciare la stagione migliore.

Serviva finalmente costruirla.

Adesso servono risposte

Il problema non è perdere una partita contro il Sassuolo.

Nel calcio si perde e si perderà ancora.

Il problema è la distanza che comincia già a emergere tra le parole pronunciate durante l’estate e quello che il Torino sta mostrando sul campo.

Abate deve trovare delle soluzioni e far crescere rapidamente questa squadra. Ma dopo appena due giornate sarebbe sbagliato trasformarlo nel principale responsabile di una situazione che nasce molto prima del fischio d’inizio.

Le risposte più importanti devono arrivare da Petrachi e soprattutto da Cairo.

Perché se davvero l’obiettivo era costruire la migliore stagione dell’era Cairo, bisognava mettere l’allenatore nelle condizioni di cominciarla con una squadra pronta e competitiva.

Il mercato non è ancora terminato e c’è ancora tempo per intervenire. Ma il campionato, nel frattempo, non aspetta nessuno.

E meno male che doveva essere la stagione migliore di sempre.

Perché, almeno fino a questo momento, di quella promessa non si è visto assolutamente nulla.

La “stagione migliore” non si annuncia. Si costruisce.

Credits foto: TorinoFC_1906 / X

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